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Vesak: nascita, illuminazione e liberazione

Ogni anno, con la luna piena di maggio, il mondo buddhista si ferma in ascolto. Si celebra il Vesak — la festa che raccoglie in un unico giorno i tre eventi più luminosi della vita del Buddha Gotama Śākyamuni: la nascita, il risveglio, il parinibbāna. Tre soglie di un’unica verità, avvenute tutte nel plenilunio del mese di Vaisakha, nel nord dell’India, circa ventiseicento anni fa.

Il termine Vesak deriva proprio da Vaisakha, il secondo mese del calendario indù e buddhista. In ogni paese questa celebrazione porta un nome diverso — Visakha Bucha in Thailandia, Saga Dawa in Tibet, Waisak in Indonesia, Vixakha Bouxa in Laos — ma l’essenza è ovunque la stessa: gratitudine, presenza, risveglio. Oggi il Vesak è festività pubblica in molti paesi dell’Asia e viene celebrato da oltre 850 milioni di buddhisti nel mondo. Rimane, per tutti, un giorno di grande felicità e benedizione.

Un anno con due lune piene

Il Vesak 2026 ha avuto qualcosa di raro. Maggio ha portato con sé due lune piene — l’1 e il 31 — e questo ha conferito all’intero mese una tonalità particolare, quasi sospesa tra due soglie di luce. Mi trovavo in ritiro ad Albinia in entrambe le date: un dono inatteso, che ho accolto con silenzio e gratitudine.

L’edizione promossa dall’U.B.I. — Unione Buddhista Italiana — si è svolta dal 22 al 24 maggio a Milano, e vi ho partecipato con cuore aperto. Il tema scelto per questa edizione era: Libertà e Liberazione: “Due orizzonti, un solo respiro”. Un titolo che dice molto. Libertà è ciò che possiamo conquistare nella vita; liberazione è ciò che si dischiude quando smettiamo di trattenerci. Due parole, una sola direzione.

Incontro, comunità, trasformazione

Questi giorni milanesi sono stati, prima di tutto, un’occasione di incontro. Ho avuto il piacere di ritrovare Stefano Bettera, presidente dell’U.B.E. — Unione Buddhista Europea — e Filippo Scanna, presidente dell’U.B.I., insieme a monaci, monache, praticanti laici provenienti da tradizioni e paesi diversi. C’era in quell’assemblea qualcosa di antico e di vivo al tempo stesso: la Saṅgha nel suo senso più autentico, comunità di esseri che camminano nella stessa direzione.

Abbiamo condiviso momenti di ascolto, di preghiera, di meditazione. Abbiamo lasciato spazio alle relazioni, a quella qualità dell’incontro che non ha bisogno di grandi parole per essere profonda. Sono rientrato con una grande gioia — e con la consapevolezza, rinnovata, del potere trasformativo che il Vesak porta con sé in ogni istante.

Perché il Vesak non è un anniversario. È un invito. Un invito a ricordare che la nascita, il risveglio e il trapasso del Buddha non sono eventi lontani nel tempo: sono possibilità vive, custodite nel cuore di chiunque sia disposto a guardare dentro.

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